La piadina di Riccione

Non è necessario fare migliaia di chilometri per avere la sensazione di essere in viaggio. A volte basta molto meno: basta mettere due cose in una valigia, staccare la spina e lasciarsi qualcosa alle spalle. Liberarsi di tutto e sapere che quando si tornerà, anche dopo solo un giorno, o poche ore, si sarà fatto un passo avanti, imparato qualcosa, vissuto un’esperienza di cui valga la pena ricordarsi.

Era la fine dell’estate del 2002, un week end per staccare con tutto e godersi le amiche, quelle di sempre, due giorni tutti per noi, destinazione Riccione, per divertirci senza pensare a nulla. Sei amiche, mia sorella ed io.
Centinaia di email per organizzare il tutto, partenza alla spicciola in base ai vari impegni di lavoro, studio, famiglia, una pensione il nostro approdo, l’hotel Hollowood, praticamente un set perfetto di un film di Fellini.

Ciascuna con il suo mondo dentro, tutte diverse in un modo o nell’altro ma incredibilmente uguali nell’entusiasmo di condividere un’esperienza tutte insieme: due giorni tutti per noi per goderci l’ultimo sole prima dell’inverno, l’ultima serata in discoteca prima di riprendere il lavoro, l’ultimo cornetto alle 5 di mattina prima delle colazioni alla macchinetta del caffè leofilizzato, l’ultimo pomeriggio di shopping prima del cambio di stagione. La frenesia dell’arrivo, la divisione delle camere e poi via a prepararsi veloci per cena.


Ovviamente, siamo a Riccione e non si può che cominciare con una piada. Vicino al nostro albergo c’è un pub, perfetto per arrivarci a piedi, per stare a chiacchierare perchè questa sera ce la vogliamo godere tra di noi, niente discoteche, apertivi, ristoranti, solo noi, due chiacchiere ed una piadina, di quelle come si deve, che sanno fare solo da queste parti. Di quelle morbide morbide che si sciolgono in bocca, condite rigorosamente con squacquerone, prosciutto crudo e rucola.

Così, l’altra domenica, mi è presa voglia di rifare una piada a casa e siccome avevo un pò di strutto avanzato dalla schiacciata alla fiorentina, mi è sembrata una soluzione perfetta per una cena davanti alla tv.

Fare la pasta è molto semplice e rapido e non necessita di molto tempo di riposto. Io ho usato per metà farina integrale, per un gusto più fragrante. La cosa più complicata è stenderle bene, non deve essere nè troppo sottile nè troppo alta…ci vuole un pò di pratica. La farcitura, ciascuno la faccia a proprio piacere. Io avevo crudo e stacchino in casa e sono andata sul classico: buone!

Ingredienti (per ottenere circa 8 piadine)
1 Kg. di farina
150 gr. di strutto
un pizzico di sale
acqua o latte quanto basta (con il latte diventa più morbida)
4 gr. di bicarbonato

Mescolate bene tutti gli ingredienti con l’acqua o il latte fino ad ottenere un impasto abbastanza sodo e far riposare per una mezz’oretta in un luogo caldo ed al coperto. Suddividere poi l’impasto in 8 palline e iniziare a distenderle con il mattarello fino ad ottenere delle “piade” di circa 25-30 cm. di diametro.
Cuocerle su una griglia in ghisa a fondo piatto (oppure anche in una padella antiaderente) punzecchiando le superfici della piadina con una forchetta per migliorare la cottura interna.
Quando è cotta da un lato, giratela e iniziate a condirla con il formaggio, così che si sciolga bene mentre finisce di cuocere. Gli altri ingredienti (prosciutto o rucola) devono essere aggiunti dopo a crudo.


Questo racconto è per voi, amiche mie Bambine, ma soprattutto per te, mia cara Cicci. Avessi imparato prima a vivere seguendo le mie passioni come facevi te, avrei perso tanto meno tempo. L’importante è averlo capito, anche grazie a te.

Con questo post partecipo al Contest Ricette Cucinate e Racconti Raccontati 
di “Indovina chi viene a cena” e “Bambini golosi”

 

  1. Pingback: Piadine Romagnole DOC per l’MTC di Giugno | forchettinagiramondo

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